Riporto l'intervista rilasciata a La Provincia in un articolo di Francesca Messina dove ho spiegato come la pensano molti studenti sulla questione della nuova sede. L'articolo è apparso oggi nella prima pagina di "area cassinate" sul giornale La Provincia.
Scientifico/L'amarezza degli studenti attraverso i loro rappresentanti
"SOLO TANTE PROMESSE"
la nuova sede realizzata alla Folcara avrebbe dovuto essere consegnata al preside lo scorso undici settembre data poi slittata . Tutto pronto per il 21 settembre ma l'alt della Provincia ha spento ogni speranza.
Sulla questione trasferimento del Liceo Scientifico "Gioacchino Pellecchia" di Cassino alla futura sede della Folcara intervengono anche i rappresentanti d'istituto Gianluca Pistore e Lorenzo Ceccarelli. I ragazzi ricordano le promesse a loro fatte dià dalla scolrsa Amministrazione Provinciale che come tutti ricordano ha anche inaugurato la nuova sede. “L’11 settembre inizierete alla nuova sede” ci promisero. Poi ancora “non l’11 ma il 21 andrete alla nuova sede” si corressero. Infine “ci sono problemi, al più presto andrete alla nuova sede”.
"Queste - spiegano Pistore e Ceccarelli - sono le promesse che si sono succedute dalla scorsa amministrazione provinciale fino a quella attuale.
Come Rappresentanti vogliamo informare pubblicamente quello che pensano gli studenti di questa situazione. Noi ci sentiamo presi in giro dall’inaugurazione che venne fatta prima delle elezioni, infatti - sottolineano i due studenti - inaugurare una sede non collaudata e promettere qualcosa di falso è mortificante. Noi giovani vogliamo l’attenzione ed il rispetto che meritiamo. Noi ragazzi crediamo nell’educazione che la scuola ci può dare per essere uomini liberi ora e in futuro, e crediamo che le promesse non mantenute e questo comportamento siano gesti diseducativi e di pessimo esempio per la nuova generazione. Quale messaggio ci mandano gli adulti che hanno l'incarico di amministrare?
Ed ancora ci poniamo alcune domande su quello che è il rispetto per il valore del denaro, il denaro che i nostri genitori si sudano lavorando duramente e che tramite le tasse versano ai governi che in questa situazione li stanno sperperando, avere - continuano Pistore e Ceccarelli - una sede da oltre 20 milioni di euro abbandonata in una campagna e continuare a pagare il fitto del palazzo è uno sperpero di denaro pubblico come ha anche ricordato il capogruppo del PDL Abbruzzese in una sua lunga intervista.
Molti studenti che si sono iscritti al primo anno sono stati attirati dalla promessa della nuova sede che non è stata mantenuta e questa è una cosa che a noi dispiace e per la quale la scuola a partire dal dirigente scolastico, ai professori agli studenti, sta subendo forti disagi, senza averne nessuna responsabilità.
L’esigenza della nuova sede è anche dettata dalla precarietà della sistemazione nella sede di via Virgilio e il rischio per la sicurezza degli studenti. Quella non è una sede adeguata alle esigenze di centinaia di studenti, e soprattutto non è dignitosa per un pieno svolgimento dell’attività didattica. Non nascondiamolo, se vogliamo la nuova sede è perché noi abbiamo un sacrosanto diritto allo studio, perché noi vogliamo scoprire cosa c’è di bello nella cultura e soprattutto vogliamo conoscere meglio noi stessi tramite la conoscenza dei grandi autori, pensatori e filosofi, vogliamo che la scuola possa educarci e tirar fuori la parte migliore di ognuno di noi per essere uomini liberi. E se è vero ciò che dice Gaber: “la libertà non è uno spazio libero libertà è partecipazione” noi vogliamo essere partecipi nella risoluzione di questa situazione e per farlo abbiamo deciso di promuovere una petizione tra gli studenti per sensibilizzare e sollecitare le istituzioni per completare l’iter ed arrivare presto al collaudo ed al conseguente trasferimento del Liceo Scientifico alla Folcara."












1 Commenta:
“Sii il cambiamento che vuoi vedere nel mondo”
Volete uno Stato italiano cannibale?
Tra che si parla di democrazia e libertà le tasse indirette, che sono il doppio delle dirette, continuano a cannibalizzare la percentuale di popolazione rimasta senza reddito, o con un reddito insufficiente (tutti si può diventare poveri). Questo succede da molto tempo ma nessuno di quelli che potevano farsi sentire ha mai protestato; in fondo è tutto legale.
Quando non si ha reddito o un reddito sufficiente vuol dire che la società, o lo Stato, non dà nulla o dà troppo poco.
Dove la società o lo Stato in sua rappresentanza non dà abbastanza, pretendere tasse è furto e fatto coattivamente è estorsione.
Non siamo più al tempo del Re assoluto in cui le tasse erano sacre e fare la fame per il proprio Re veniva ricompensata con il paradiso. Ma tutt’oggi questo non sembra affatto chiaro a nessuno.
Il lavoro si può perdere magari a cinquant’anni, la salute anche ed allora ci si ritrova nei guai.
A questo punto, dopo sessant’anni, bisogna partire da una base ben precisa in cui chi non ha reddito sufficiente non deve pagare alcuna forma di tassazione perché altrimenti, non potendo recuperare le tasse con un reddito adeguato, finisce per pagare, lentamente, tutto per tutti.
Questa misura eviterebbe che lo Stato continui il cannibalismo dei poveri per poter mantenere gli “indispensabili” al suo funzionamento o i più fortunati.
Cannibalismo che permette e permetterà la sostenibilità del sistema in tempi di crisi economiche, energetiche e di sovrappopolazione (chi non ha abbastanza soldi o non si potrà sposare o naufraga il matrimonio e portano via anche l’unico figlio fatto in economia).
Lo Stato potrebbe garantire ai poveri i tre pasti giornalieri a € 1,53 totali (vitto del carcerato). Siccome non lo vuole fare bisogna pretendere, come minimo, il detassamento completo dei redditi insufficienti. Almeno la società potrà dire agli esclusi di non dovergli nulla (alla faccia del diritto al lavoro ed il dovere alla solidarietà che nessuno ha voluto e vuole osservare).
Sicuramente nessuno dice queste cose chiaramente perchè per compensare il mancato introito lo Stato finirebbe per aumentare molto le tasse dirette di chi può pagare.
Ma sarebbe colpire se stesso.
Lo Stato non siamo noi.
Poco importa se l’aumento delle tasse dirette sia un po’ come una giusta multa dello Stato alla società che ha eluso il diritto al lavoro o il dovere alla solidarietà costituzionale.
Diceva un antico saggio: “I poveri sono il pascolo dei ricchi” (Bibbia).
Il problema è che la maggioranza dei cittadini non vuole tanto partecipare (vedi assemblee condominiali dove si raggiunge il numero legale per miracolo, con le deleghe e dopo tante insistenze anche per discutere di spese ingenti di dubbia utilità) quanto guadagnare il più possibile senza dare una lira a nessuno. La cieca obbedienza a chi paga (o sembra essere quello che paga) non costa nulla, basta che paghi bene.
D’altronde con la verità si guadagna molto poco e la famiglia oggigiorno costa un sacco se non bisogna addirittura mantenerne due o tre dei precedenti divorzi.
Chi continuerà a tacere o a parlare a mezza bocca significa che gli piacciono molto i poveri e in fondo (che diamine!) non può migliorare un mondo che non vuole essere migliorato. In fondo è solo un lavoro.
Ma la libertà non la merita.
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