Ieri sera parlavo con un mio caro amico dello stato SDV: del Senso Della Vita!
Sono sicuro che anche tu ti sei chiesto più volte: Perché vivo? Che senso ha vivere se dopo devo morire? Perché si muore? Cosa è la felicità? Cosa è la libertà? Cosa è l'amore?
Beh sono certo che ti sei fatto queste domande e, se non lo hai fatto, sono certo che lo stai facendo ora... Stai già cercando di dare una risposta. Ti consiglio per riflettere meglio e per avere un'atmosfera che favorisca la tua concentrazione di avviare il video di sopra, senti la bellissima canzone GLI ANGELI di Vasco Rossi, ed intanto cerchiamo insieme di rispondere:
Ogni uomo è in cerca della felicità! Tutti ma proprio tutti la cercano! Ma pochi la trovano! Perché e come trovarla? Il perchè è semplice: Pochi la riconoscono e pochi la sanno raggiungere!
Io ed il mio amico siamo giunti alla conclusione che la Felicità è una cosa eterna e non è terrena: la Felicità è Dio!
Abbiamo anche capito che solo la sua ricerca continua in questo mondo ce la farà trovare dopo la morte. Infatti la Felicità la si può raggiungere con un solo mezzo: con l'Amore. Esso si articola in vari tipi di amore:
- Amore verso se stessi,
- Amore verso il partner,
- Amore verso la famiglia (genitori, figli...),
- Amore verso gli amici.
Questo Amore sarà un mezzo che nella prossima vita ultraterrena ci permetterà di arrivare a Dio che è la Felicità.
Quindi una persona che vuole arrivare alla Felicità (obiettivo di vita di tutti gli uomini) deve seguire questo percorso:
1) Ricercare in tutto Dio = la Felicità
2) Amare se stessi, cercare il meglio per se per poter dare il meglio agli altri
3) Amare il proprio prossimo come noi stessi (per prossimo intendiamo amore verso amici, parenti, ....) (programmarsi per ottenere il meglio dalla Vita, evitare cose negative, fare esperienza dagli insucessi per raggiungere i propri obiettivi, avere una forte autostima, ...)
... e TU, cosa ne pensi?











19 Commenta:
Davvero un bel Blog, complimenti!
Questo è il mio Blog:
andrev91-sportblog.blogspot.com
Ti aspetto con i commenti!
ricercare in tutto dio non è proprio esatto.
se uno è ateo la felicità la cerca lo stesso.
allora tutti i non credenti sono tutti tristi, depressi...
Tutti cercano la felicità: un drogato perchè si droga? perché cerca la felicità nella droga! Un alcolizzato perchè beve? Perchè cerca la felicità nell'alcool! Perché si cerca di fare sempre più sesso? perché si cerca la felicità in quello! ...
Ora il problema è che la droga non ti da felicità, ti da dolore, morte... l'alcool idem, il sesso invece è uno strumento che fa parte dell'amore con il partner.
Ecco perché anche gli atei cercano la felicità ma non la trovano perché sbagliano a cercarla in certe cose. Ad esempio io e te possiamo cercare un tesoro che sta in Africa, se io vado in Africa a cercarlo mi ci avvicino e prima o poi lo troverò. Se tu vai a cercarlo in America non lo troverai MAI.
Un saluto!
ma non dicevi che l'amore era egoismo? quindi più si è egoisti, più si è vicini a dio e all'amore? mah, non concordo
Ho messo come prima cosa l'amore per se stessi, poi torno a ripetere: in qualsiasi amore c'è un do ut des e si ama perché si è spinti da ciò che si riceve dal rapporto di amore.
e un medico ateo? anche loro salvano vite e sono felici di farlo! eppure secondo te sono distanti da dio e dalla vera felicità! secondo me no!
Quel medico avrà salvato la vita dei suoi pazienti ma NON la SUA.
La prima cosa è voler bene a se stessi ed essere pieni, una volta che si ha energia la si può donare!
Non hai risposto alla domanda di 'altri libri'...inutile fuoriviare i discorsi tramite PNL. C'è chi legge e non guarda, e capisce se hai risposto davvero o se hai solo detto due parole a caso. "Tutti cercano la felicità: un drogato perchè si droga? perché cerca la felicità nella droga! Un alcolizzato perchè beve? Perchè cerca la felicità nell'alcool! Perché si cerca di fare sempre più sesso? perché si cerca la felicità in quello! ..." e qui parli di TOSSICODIPENDENTI, ALCOOLIZZATI; poi dici "Ecco perché anche gli atei cercano la felicità ma non la trovano perché sbagliano a cercarla in certe cose." quindi gli atei sono drogati e alcolisti?
non ci siamo, rispondi davvero!
Calmati! Ed evita di darmi ordini! Tu non sei NESSUNO!
Detto questo gi atei mi sembrano sempre alla ricerca di una felicità che a mio parare non troveranno mai. Se mi sbaglio mi fa piacere per loro, ma a quanto vedo...
P.S. se vorrai ricommentare su questo blog dici il tuo NOME e COGNOME.
"Quel medico avrà salvato la vita dei suoi pazienti ma NON la SUA." si invece! perchè lui cerca la felicità,e la TROVA aiutando gli altri, SALVANDO VITE, dando AMORE e FELCIITà agli altri!
Cosa vedi? medici che sono più contenti di aiutare qualcuno a stare bene che non a pensare a se stessi? non è questo che dice la chiesa? di aiutare gli altri? in fondo, un medico e un prete non aiutano ugualmente qualcuno? certo, un prete aiuta più moralmente che fisicamente, ma un dottore ateo che fa un trapianto di vitale importanza ad un bambino, non ha salvato e donato felicità a quel bambino e a tutta la sua famiglia? che nel frattempo comunque magari pregava perchè il loro figlio si salvasse?
L'importante è fare del bene e dare amore e felicità, sia che si creda in dio che no!
Pietro.
-il cognome non lo dico per un fatto di privacy, non ci tengo a divulgare i miei dati su internet.
@ Anonimo Pietro, il tuo modo di scrivere mi sembra conosciuto... cmq quella ceh troverà il dottore a mio avviso non è felicità in quanto la felicità è eterna, il dottore trova soddisfazione e piacere: cose temporanee.
Torno a ripetere la felicità è Dio, non è sorridere!
comunque sei molto presuntuoso a dire che gli atei non sono felici...io sono felicissimo
La Fede in Dio è un dono come qualsiasi altro (saper disegnare bene, saper scrivere bene, far bene il proprio lavoro, etc etc).
Chi ha Fede in Dio secondo me ha una marcia in più rispetto a tanti altri.
Esistono tantissime persone atee che sono delle splendide persone e anche loro vivono alla grande la propria vita per se e per chi gli sta attorno.
Tutto questo è vita (e noi come uomini non abbiamo di certo la certezza della verità in tante cose, questo deve essere chiaro per i credenti e per i non credenti).
Segnalo un post importante per tutti quelli che utilizzano AVG come antivirus nel proprio pc, nel mio Blog ;)
@ Anonimo, sono contento per te!
bisognerebbe definire la felicità... e poi definire Dio.
Possiamo (soggettivamente) definire la prima... ma la seconda?
Ognuno trova in qualcosa la sua felicità, come la sua verità, ecc... l'assolutismo porta all'estremismo, che porta ai mali del '900 (e a quelli religiosi del passato e di questo inizio secolo).
Sei un po' manicheo: Dio-felicità, ateismo-infelicità... bene-male. E' un modo troppo semplicisitico e riduttivo di ragionare.
E' tipico dell'adolescenza avere idee nette, estreme, senza sfumature, eccezioni... e infatti adolescente lo sei! anche se lo neghi... o non lo imputi come causa di questo/i tuo-i modo/i di pensare. eh eh
"Ora il problema è che la droga non ti da felicità, ti da dolore, morte..."
La religione ha portato ha dolori molto più grandi di quelli di un drogato e ad un numero di morti molto superiore a quelle provocate da droga ed alcool(che sono comunque gravissimi problemi della nostra società che bisogna continuare a combattere).
"Ecco perché anche gli atei cercano la felicità ma non la trovano perché sbagliano a cercarla in certe cose"
L'ateo non cerca la felicità in "certe cose" come dici tu.Cercano la felicità e basta.La si può trovare in un sorriso,in un biscotto della nonna,in una canzone o in un abbraccio.Voi credenti in cosa la cercate? Probabilmente risponderai:"Nelle stesse cose in cui le cerchi tu"
La grande differenza sta che io non vedo la faccia di Dio dietro ogni cosa.
Ti sei mai domandato invece "Perchè credo in Dio?"
Semplicemente perchè sei nato in un paese cattolico.Non vi è altra risposta.
Parli poi di pregiudizio...non ti rendi conto del tuo pregiudizio verso gli atei?Credi davvero che un cristiano sia superiore?Credi davvero che un ateo non possa essere felice?
Soltanto pensare a tutte le forme di razzismo(come queste che hai mostrato nel post) che religione può creare mi fa venire il voltastomaco...
Frase da te citata:"La differenza tra una mentalità aperta e una chiusa è la stessa che c'è tra un paracadute aperto e uno chiuso."...credi che il tuo paracadute sia molto aperto?
PS:Non so se hai mai letto in maniera approfondita la bibbia:Il Dio che è descritto su quelle pagine ti piace veramente?
PPS:Scusa le mille domande ma sono curioso di sapere come la pensi.
IL PUNTO DI VISTA DI DIO
La differenza che esiste fra chi crede in Dio da chi non crede, è nulla.
Sono due diverse “interpretazioni” (visioni) che, nella sostanza, negano entrambi la sua esistenza.
Dio non è un ragionamento razionale, ne la supina accettazione del mistero indotta dalla paura del dopo, ma un’estasi. E’ la contemplazione disincantata e libera di una realtà che trascende da ogni pregiudizio e preconcetto, dottrina o superstizione e si manifesta in tutta la sua grandezza e bellezza quando il cuore vola oltre le parole, per aprirsi alla maestà dell’infinito.
Siamo sommersi a tal punto dall’evidenza di Dio da non accorgersi della sua incombente presenza.
Come l’aria che respiriamo e che non vediamo, così Dio esiste. E’ l’ultimo aborigeno dell’emisfero australe, chiuso al buio della sua caverna, e invisibile agli occhi del mondo. Ma quest’uomo esiste.
Dio è scoperta e ricerca. E’ quella passione sfrenata che conduce alla misura di ogni cosa, dentro un equilibrio appagante, edificante e rigenerante. Non nutre speranze, ma da certezze. Dio è pura conoscenza. Un bisogno supremo di devozione e pacificazione spirituale che ci scuote dal torpore delle nostre miserie. Dio è attenzione, concentrazione, impegno costante e, prescinde da ogni considerazione soggettiva, prova logica e traduzione empirica. Dio non è intelligenza divinatoria, ma sobrietà - non è numero o parola, ma afflato.
Negare la sua esistenza, corrisponde a non riconoscere la vita dalla morte e cancellare quel confine imperituro (assunto, all’origine, a parametro assoluto di riferimento), che si frappone fra il bene al male, il vero e il falso, la luce e il buio.
Il credere e il non credere, sono le due facce di una stessa moneta coniata dalla Sua stessa mano. Provare sentimenti di giustizia, di solidarietà e fratellanza, sono alcuni degli effetti straordinari della sua imperturbabile presenza.
Così, chi nega, si pone a supremo giudice e attore del proprio destino, mortificando le ragioni del suo stesso esistere. All’opposto, chi crede, rinuncia alla verità, piegandosi all’ombra di un mistero che, per quanto mi riguarda, è palese.
Negare Dio, solo Dio lo può fare.
Chi mai può separare la sua fede dai suoi atti, e il suo credo dal suo lavoro? “Chi porta la sua moralità come l’abito più bello, meglio sarebbe se se ne andasse nudo”.
Dio, non è, ogni azione e ogni considerazione ma, come la sorpresa e lo stupore, il dolore e la gioia, il desiderio e l’amore, Dio è – rendendo così, vana, qualsiasi disputa, antagonismo e contrapposizione.
In Dio si può credere e di Lui dubitare, ma la fede spera e il dubbio consuma.
La visione atea, che potrebbe essere interpretata come un atto di sconfinata presunzione è, (diversamente da quanto si pensi), l’estrema ratio, indotta dalla paura del dopo. Un lacerante e disperato bisogno, di dare un nome (porre un marchio), con un atto esplicito e definitivo, a una tale condizione, per dissipare ogni dubbio, riflessione e destabilizzante introspezione, e sottraendosi da ogni responsabilità critica.
E se per astratto, avessimo la matematica e assoluta certezza, della relatività di una vita fine a se stessa, per quale singolare motivo, dovremmo educare i nostri figli, ho inculcare loro il senso di giustizia, scale di valori e principi etici? E poi, che ne sarebbe, degli ideali, delle regole civili e del domani? Solo caos e follia suicida.
Le nostre moderne società relativiste senza futuro, vanno in questa direzione.
In verità, tutti noi, nel profondo del nostro cuore, siamo consapevoli di una nuova dimensione oltre la vita.
I più recalcitranti materialisti che, proprio in virtù del loro atteggiamento mentale, cercano di esorcizzare la paura del dopo, sono i più sinceri, coraggiosi e fedeli sostenitori dell’eternità.
Negare Dio, è affermarne l’esistenza. Proprio in virtù di questo contrasto logico, Dio esiste.
“E se volete conoscere Dio, non siate solvitori di enigmi. Piuttosto guardatevi intorno e lo vedrete giocare con i vostri bambini.” - Gibran
Gianni Tirelli
IL PUNTO DI VISTA DI DIO
La differenza che esiste fra chi crede in Dio da chi non crede, è nulla.
Sono due diverse “interpretazioni” (visioni) che, nella sostanza, negano entrambi la sua esistenza.
Dio non è un ragionamento razionale, ne la supina accettazione del mistero indotta dalla paura del dopo, ma un’estasi. E’ la contemplazione disincantata e libera di una realtà che trascende da ogni pregiudizio e preconcetto, dottrina o superstizione e si manifesta in tutta la sua grandezza e bellezza quando il cuore vola oltre le parole, per aprirsi alla maestà dell’infinito.
Siamo sommersi a tal punto dall’evidenza di Dio da non accorgersi della sua incombente presenza.
Come l’aria che respiriamo e che non vediamo, così Dio esiste. E’ l’ultimo aborigeno dell’emisfero australe, chiuso al buio della sua caverna, e invisibile agli occhi del mondo. Ma quest’uomo esiste.
Dio è scoperta e ricerca. E’ quella passione sfrenata che conduce alla misura di ogni cosa, dentro un equilibrio appagante, edificante e rigenerante. Non nutre speranze, ma da certezze. Dio è pura conoscenza. Un bisogno supremo di devozione e pacificazione spirituale che ci scuote dal torpore delle nostre miserie. Dio è attenzione, concentrazione, impegno costante e, prescinde da ogni considerazione soggettiva, prova logica e traduzione empirica. Dio non è intelligenza divinatoria, ma sobrietà - non è numero o parola, ma afflato.
Negare la sua esistenza, corrisponde a non riconoscere la vita dalla morte e cancellare quel confine imperituro (assunto, all’origine, a parametro assoluto di riferimento), che si frappone fra il bene al male, il vero e il falso, la luce e il buio.
Il credere e il non credere, sono le due facce di una stessa moneta coniata dalla Sua stessa mano. Provare sentimenti di giustizia, di solidarietà e fratellanza, sono alcuni degli effetti straordinari della sua imperturbabile presenza.
Così, chi nega, si pone a supremo giudice e attore del proprio destino, mortificando le ragioni del suo stesso esistere. All’opposto, chi crede, rinuncia alla verità, piegandosi all’ombra di un mistero che, per quanto mi riguarda, è palese.
Negare Dio, solo Dio lo può fare.
Chi mai può separare la sua fede dai suoi atti, e il suo credo dal suo lavoro? “Chi porta la sua moralità come l’abito più bello, meglio sarebbe se se ne andasse nudo”.
Dio, non è, ogni azione e ogni considerazione ma, come la sorpresa e lo stupore, il dolore e la gioia, il desiderio e l’amore, Dio è – rendendo così, vana, qualsiasi disputa, antagonismo e contrapposizione.
In Dio si può credere e di Lui dubitare, ma la fede spera e il dubbio consuma.
La visione atea, che potrebbe essere interpretata come un atto di sconfinata presunzione è, (diversamente da quanto si pensi), l’estrema ratio, indotta dalla paura del dopo. Un lacerante e disperato bisogno, di dare un nome (porre un marchio), con un atto esplicito e definitivo, a una tale condizione, per dissipare ogni dubbio, riflessione e destabilizzante introspezione, e sottraendosi da ogni responsabilità critica.
E se per astratto, avessimo la matematica e assoluta certezza, della relatività di una vita fine a se stessa, per quale singolare motivo, dovremmo educare i nostri figli, ho inculcare loro il senso di giustizia, scale di valori e principi etici? E poi, che ne sarebbe, degli ideali, delle regole civili e del domani? Solo caos e follia suicida.
Le nostre moderne società relativiste senza futuro, vanno in questa direzione.
In verità, tutti noi, nel profondo del nostro cuore, siamo consapevoli di una nuova dimensione oltre la vita.
I più recalcitranti materialisti che, proprio in virtù del loro atteggiamento mentale, cercano di esorcizzare la paura del dopo, sono i più sinceri, coraggiosi e fedeli sostenitori dell’eternità.
Negare Dio, è affermarne l’esistenza. Proprio in virtù di questo contrasto logico, Dio esiste.
“E se volete conoscere Dio, non siate solvitori di enigmi. Piuttosto guardatevi intorno e lo vedrete giocare con i vostri bambini.” - Gibran
Gianni Tirelli
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