martedì 11 ottobre 2016

Come fai a credere nella Scienza e in Dio?

"Come fai a credere nella scienza e in Dio?" 
Molto spesso mi viene fatta questa domanda, e secondo me è posta tremendamente male. Adesso tenterò di spiegare perché. So che non è un argomento tipico da Facebook, e che può sembrare pesante, ma se hai voglia di riflettere con me, sei il benvenuto.
Innanzitutto, nella scienza non si crede. È scienza poiché è dimostrabile e ripetibile producendo sempre lo stesso risultato. Non c'è nulla in cui credere o su cui avere opinioni differenti. Il "secondo me.." nella scienza esiste se sei uno scienziato e vuoi formulare una congettura, ma se sei, come me, un comune mortale, quando hai a che fare con la scienza, la studi. Non la fai "secondo te". Stop.
Altra cosa fondamentale: la scienza e la fede, al contrario di come alcuni pensano, non sono in conflitto e si occupano di due cose completamente diverse. La religione (vera) non ti consiglia come curare una malattia, né come alimentare tuo figlio o come far decollare un aereo.
La scienza, viceversa, non può occuparsi dell'esistenza di Dio. Infatti, per definizione, studia ciò che è osservabile o che può comprendere e dimostrare. L'esistenza o meno di Dio non può essere dimostrata, né osservata con canoni scientifici. Sarebbe un po' come voler guidare in autostrada con un paio di occhiali. Gli occhiali servono a guardare, non a spostarsi nello spazio. Così come un'automobile non ci consente di vedere meglio.
La scienza indaga il funzionamento delle cose, non il senso della loro esistenza o chi le ha create. Chiarito ciò, un non credente può fermarsi a questa distinzione ed amare la scienza perché ci offre l'accesso ad un sapere incredibile e l'osservazione di una bellezza sovrumana.
Ma chi è credente può avere un altro motivo per amarla: secondo me la scienza è la più grande forma di preghiera per un cattolico. Studiare quello che Dio ci ha dato (e farlo usando il dono dell'intelligenza) è un modo per rendergli grazie. Un po' come un bambino che si diverte con il giocattolo che la mamma e il papà gli hanno regalato. O come una fidanzata che indossa sempre gli orecchini che il ragazzo con tanto amore le ha donato. La scienza, per noi credenti, è un modo per avvicinarci - e non sostituirci - a Dio. Per comprendere meglio ciò che lui ha creato.
C'è un'ultima riflessione che voglio condividere, si tratta di una cosa che mi ha insegnato il prof. Roberto Ceccarelli 6-7 anni fa. Mi spiegò che l'idea di scienza, cioè di studiare, approfondire e comprendere la realtà è perfettamente in linea con la religione cattolica, perché, a differenza di religioni che vedono il divino presente nella natura o nelle cose, la nostra religione ritiene che proprio perché in una pianta "non c'è Dio", possiamo studiarla e comprenderla. 
Forse alla maggior parte delle persone che ho su Facebook non importa niente di questo, ma ci tenevo a scriverlo, perché mi piacerebbe un mondo con più scienza, con più cultura ma non con meno Dio. E per me è possibile.

lunedì 29 agosto 2016

Raccolta fondi per Amatrice: Un'Amatriciana per Amatrice

DATI UFFICIALI SULLA RACCOLTA: 6.242,47€
30 volontari, 78 kg di pasta, oltre un migliaio di persone in piazza e una fila incredibile hanno permesso di raccogliere la straordinaria cifra di 6242,47 € che come promesso dagli organizzatori nei prossimi giorni verrà donata alla Protezione Civile di Amatrice.
Venendo piatti di amatriciana a 5€ sono stati raccolti 5.310 euro, ai quali vanno a sommarsi i contributi delle singole attività di Piazza Labriola: 42€ dal 141Street, 43€ da La Piazzetta, 52€ da Shake, 200€ dal Bar del Corso, 250€ dal TiraTardi e 345€ dal Civico 29.
L’organizzazione ha visto coinvolti i volontari del laboratorio di cucina Venti2, della Casa della Carità e dei club Interact e Rotaract. Gli organizzatori ringraziano il Comune di Cassino per il patrocinio all’evento e la città per l’incredibile risposta. “Non ci aspettavamo una partecipazione così forte dalla città. Abbiamo organizzato tutto in due giorni ed è stato incredibile come ha risposto la città. Nei prossimi giorni provvederemo a bonificare la somma e pubblicheremo tutto nella massima trasparenza” hanno concluso gli organizzatori.


mercoledì 13 luglio 2016

Sulla liberalizzazione dei rapporti

Perché alle persone più importanti nella nostra vita diamo il peggio di noi stessi e a quelle che non contano nulla diamo il meglio?
La cultura nordeuropea ci spiega come vivere felici: non legandoci alle persone. I ragazzi della mia età hanno rapporti quasi esclusivamente occasionali con persone che neppure conoscono, con le quali trascorrono delle ore in comune e poi ognuno per la sua strada. Con la famiglia si è freddi e distaccati, magari si abita lontano. Sul lavoro si è precisi, magari anche motivati, ma cinici. Niente complicazioni, non si mette passione in nulla, si vive la vita in libertà e "facendo esperienze". Sarebbe fantastico... Se non finisse mai.
Infatti alla base di questa idea di vita c'è una evidente ipotesi di immortalità. Una delle più importanti esperienze della mia vita è stata rischiare di morire. Nell'esatto momento in cui temevo che sarei morto non ho desiderato la mia carriera, il mio successo o mille esperienze. Ho desiderato solo di poter avere accanto a me la mia famiglia. 
Purtroppo in quel momento non potevo. Eppure le cose importanti sono quelle che rimandiamo di più. Ci hanno anestetizzato il cuore per non farci soffrire e ci hanno addestrato a dare per certa (e scontata) la presenza delle persone più importanti. A loro diamo il peggio di noi stessi, agli estranei invece il meglio, nella speranza di fare bella figura.
La realtà è che la vita va vissuta con passione ed impegno. L'idea che la "liberalizzazione" dei rapporti ci porti ad essere spensierati e felici è vera finché non conosci la morte. Poi, davanti alla paura immediata di perdere tutto ciò che hai, cioè la tua vita, capisci cosa desideri sul serio.